Er primo post dell’anno… che qua s’ha da ricominciare con stile!

E infatti parto con la recensione di tre prodotti di animazione di tre tipi diversi:

1. Arrietty dello Studio Ghibli e Miyazaki aka anime
2. Il Gatto con gli Stivali aka animazione digitalizzata (per lo più in 3D)
3. The tales of the Black Freighter, connesso con il film Watchmen e unito al “documentario” Under the Hood.

Ricordo che chi da Spoiler non vuol essere toccato ha da girà i tacchi adesso o mai più. E non dite che non vi avverto.

Partiamo dal Sol Levante. Io ho letto (e adoro) i libri da cui è stato tratto il film e posso dire che in un modo o in un altro ce li hanno messi tutti anche solo come riferimento. I  libri sono 5:
The Borrowers
The Borrowers Afield
The Borrowers Afloat
The Borrowers Aloft
The Borrowers Avenged (ci ha un po’ na passione per le lettere uguali nevvero?)
Quando amica vide il film questo dissi (pre visione): “La storia è per lo più presa dal primo libro The Borrowers ma Spiller viene dal secondo quando so già scappati da un po’ senza il suo aiuto The Borrowers Afield e la storia della teiera è dal terzo The Borrowers Afloat. La storia ci prende anche se alcuni elementi sono romanzati/modificati e il legame col ragazzino è un po’ più sviluppato e affettuoso rispetto al libro. La parte sul fatto che la casa delle bambole è costruita apposta per loro è una stronzata solenne ma è vero che si postula se degli umani antichi so diventati timidi, si so ristretti e so diventati borrowers e che ne sono rimasti pochi. Manca da quello che ho capito la cornice narrativa originaria cioè una ragazzina che parla con una vecchietta che si rivela essere la sorella del ragazzino che mette persino in dubbio che il fratello si sia inventato tutto. I nomi degli umani so diventati giapponesi ma penso che fosse inevitabile. Io adoro quei libri e spero per loro che m’hanno trattato bene il materiale sennò mi incazzo.”
E mò che ho visto? Sostanzialmente ci siamo con il già detto ma non me so incazzata perché c’è un continuo gioco di riferimenti che chi i libri li ha letti coglie. La cosa della casa delle bambole richiama molto il quarto libro quando i nostri approdano in un villaggio in miniatura e, avendo Arrietty fatto amicizia con la decoratrice, lei arreda una casa apposta per loro convincendo il costruttore ad aggiungere  l’elettricità e l’acqua corrente. Viene citato il ragazzino originale (che in realtà muore giovane e senza figli e non si sa mai il suo nome, lui è The Boy e basta); la governante è un mix tra la governante del primo libro che si comporta con il ragazzino originario come fa lei e la vecchia che li cattura in combutta col marito nel quarto. La zia del ragazzo richiama un pochino la signora anziana che parla con la ragazzina. La storia originale era ambientata negli anni 40/50 (come la pubblicazione dei libri conferma) ma non risente troppo dello shift. Per il resto, sognante e poetico e cattura abbastanza bene l’atmosfera nonostante alcuni errori. Arrietty non era MAI uscita prima di quella volta con Pod e di certo non andava in giardino che poteva vedere dalla grata; Homily non è mai stata catturata dalla prima governante; il ragazzino e Arrietty non sono riusciti a salutarsi e il nome di Arrietty non si pronuncia così. Dovendo scegliere tra due cose oscene: meglio Prendi-in-prestito che Rubacchiotti (si, quel *film* era tratto anch’esso dai libri… gli Yankee han fatto un disastro come al solito!). Tolto questo bello bello, specie le musiche. Voto 7 1/2

Passiamo al secondo. Il micio stivalato ci piacque assai🙂 Certo l’umorismo non è ai livelli del primo Shrek ma la scena della sfida di ballo è spettacolare. Comiche anche le discussioni familiari di Jack & Jill (considerato che li ho sempre considerati fratello e sorella ero un pelo inquietata e il paragone con i Jack e Jill della Alcott non ci sta proprio (anche se è uno dei suoi libri che preferisco) e le voci all’elio. Io voglio l’ochinaaaaaa! Morbidosa e con lo strabismo di Venere… piumosaaaa! Anche  Gatto da micetto era bellizzimo con quei “mieu”… ero sciolta come il burro! The cuteness! It burnssssss! Banderas se la cava bene come sempre e ho visto che nel cast ci so dei nomoni (e adesso vi voglio a non immaginare Satanico Pandemonium in forma felina :D). Il 3D per una volta mi è piaciuto dato che sembrava davvero di toccare le rocce e la sabbia. Ci gustò nel modo in cui gusta un film dopo le feste, con la panza piena e il relax addosso🙂 Voto: 7

Il terzo. Allora, avendo la graphic novel di Watchmen, la storia del Veliero Nero la conoscevo già ma con la voce di Geraldo Maggiordomo (vedetelo in inglese! E’ un ordine!) è molto più affascinante. Certo con le sequenze animate lo squick factor aumenta dato che i corpi esplodono per il gas e si decompongono in modo assai più disgustoso ma la discesa nella follia del nostro è molto meglio documentata  e continuativa, dato che nella GN la storia è raccontata a trance e messa come un riempitivo (ovviamente mai senza uno scopo sia chiaro). I colori sono lividi e sgargianti in modo quasi sgradevole (ma la storia non è piacevole per niente quindi ci sta) ma sono gli occhi che mi inquietano e disgustano di più: il riflesso della luce viene reso in modo quasi gelatinoso e sembra di guardare a volte un uovo fritto più che un occhio, il che mi ha fatto un po’ storcere il naso. Il tutto corredato dal documentario che è stato realizzato in puro stile anni ’80 e intervallato da pubblicità molto realistiche. Questo permette un’introspezione maggiore nella vita dei Minute Men e anche di cogliere molte atmosfere che non era possibile cogliere nel film. Hollis Mason mi piaceva un sacco come personaggio e la sua morte (con il suo povero cagnolino…) è orribile. Ci sono rimasta tanto male. Ma sono contenta che ad interpretarlo ci sia Stephen McHattie che ha un ruolo piccolo ma significativo in uno dei miei film preferiti The Fountain di Darren Aronofsky (farò finta che il titolo italiano non esista ok?) come l’inquisitore Silecio (l’omino che dice: Our bodies are prisons for our souls…)  e comunque… Who Watches the Watchmen? Voto: 7+

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